Il 20 dicembre 1990, al CERN di Ginevra, Tim Berners-Lee mise online il primo sito web della storia. Non si trattava di una homepage come le intendiamo oggi, ma di una semplice pagina informativa ospitata su un computer NeXT del CERN. Il suo scopo era chiaro e pragmatico: spiegare cos’era il World Wide Web e come utilizzarlo per condividere documenti e informazioni tra ricercatori.
In quella fase iniziale, il sito era accessibile solo all’interno del CERN. L’apertura al pubblico esterno avverrà nell’agosto del 1991, segnando l’inizio della diffusione globale del Web. È un dettaglio fondamentale: Internet esisteva già, ma il Web nasce come un livello superiore, pensato per rendere le informazioni navigabili, collegate e comprensibili.
Dal primo sito al Web che conosciamo oggi
Da quell’esperimento prendono forma tre elementi destinati a diventare fondamentali: HTTP, HTML e il concetto di ipertesto applicato alla rete. Non era solo una nuova tecnologia, ma un nuovo modo di organizzare la conoscenza. Le informazioni non erano più isolate, ma collegate tra loro attraverso link, creando una struttura aperta e potenzialmente infinita.
Quell’approccio ha cambiato tutto: la comunicazione, il lavoro, la ricerca scientifica, l’economia digitale. Ogni sito pubblicato, ogni applicazione web sviluppata, ogni servizio online nasce da quella stessa intuizione. Ogni riga di codice scritta negli anni successivi ha contribuito ad ampliare un ecosistema che oggi diamo per scontato, ma che ha radici molto precise.
Il valore di quella prima pagina non sta nella sua complessità, ma nella visione che rappresentava. Rendere la conoscenza accessibile, condivisibile e collegata era un’idea semplice, ma potentissima.
Ricordare il 20 dicembre 1990 significa ricordare che il Web non nasce per vendere o intrattenere, ma per connettere le persone attraverso le informazioni. Un principio che, ancora oggi, continua a guidare l’evoluzione del digitale.

