Molte organizzazioni conoscono già le vulnerabilità presenti nella propria infrastruttura. Il problema è che questo, da solo, non basta per capire quanto siano realmente esposte.
Una vulnerabilità isolata può avere un impatto limitato. Diventa critica quando un attaccante riesce a concatenarla con altre debolezze, costruendo un percorso che porta fino agli asset più sensibili. È questa la differenza tra individuare un problema tecnico e comprendere il rischio reale.
Negli ultimi anni la cybersecurity sta evolvendo proprio in questa direzione. L'obiettivo non è produrre elenchi sempre più lunghi di vulnerabilità, ma validare l'esposizione reale di un'organizzazione, simulando il comportamento di un attaccante e verificando quali percorsi di compromissione siano davvero possibili.
Dalla teoria alla validazione dell'esposizione
Questo approccio è stato al centro del Technical Bootcamp di Horizon3, al quale BearIT ha partecipato con Francesco Sannini, Head of Cybersecurity, e Costantino Nardone, Security Specialist e Pentester, approfondendo le potenzialità di NodeZero®, piattaforma di Autonomous Penetration Testing basata sull'intelligenza artificiale.
Il valore di queste tecnologie non sta semplicemente nell'individuare vulnerabilità, ma nel dimostrare quali rappresentano un rischio concreto, quali possono essere sfruttate in sequenza e quali interventi consentono di interrompere l'intera catena di attacco.
Per BearIT, partecipare a momenti di confronto come questo significa continuare a investire in competenze e metodologie che aiutino le aziende ad affrontare la cybersecurity con un approccio sempre più concreto, misurabile e orientato alla gestione del rischio.

